|
Torna in funzione lo strumento di morte a cui lo Stato aveva rinunciato da quando, nel '97, un altro uomo finì arso vivo Florida, bruciato sulla sedia elettrica
Dopo la scarica il sangue è uscito copioso dalla testa
Atroce esecuzione dopo 17 anni di attesa. In due giorni uccisi negli Usa quattro condannati
Ennio Caretto
WASHINGTON - L'atroce esecuzione di un condannato in Florida ha fatto riesplodere le polemiche sulla pena di morte. Allen Davis, un uomo di 180 chili, è stato giustiziato sulla sedia elettrica con una scarica di 2300 volt. Ma durante l'esecuzione, dalla sua testa è sgorgato copiosamente il sangue. Quando il coroner ne ha accertato il decesso, il collo e il petto ne erano imbrattati. Gli avvocati difensori hanno protestato: la sua mole era tale, hanno detto, che la corrente elettrica non poteva ucciderlo all'istante. Le autorità hanno però respinto l'accusa di avergli inflitto una «punizione disumana», cosa vietata dalla Costituzione. «Davis soffriva di pressione alta», ha asserito un portavoce. «Ha perduto sangue dopo, non prima del decesso».
Ha acuito le polemiche il fatto che la sedia elettrica era nuova. Aveva sostituito la «Old Sparky», vecchia scintilla, una sedia elettrica di 74 anni, costruita dagli stessi condannati a morte, e ormai difettosa. Nel '97, «Old Sparky» aveva bruciato vivo un altro omicida, Pedro Medina: il casco aveva preso fuoco, ustionandolo. La vecchia sedia elettrica, su cui nel corso dei decenni erano state giustiziate oltre 200 persone, venne accantonata, e le esecuzioni vennero sospese temporaneamente. Quella nuova doveva garantire ai condannati «una fine più umana». Ma qualcosa non ha funzionato, sebbene il portavoce abbia smentito che «qualcosa sia andato storto». Allen Davis era stato condannato a morte nell'82 per l'assassinio di una donna incinta, Nancy Weiler, e dei suoi due bambini durante una rapina.
La tragedia della Florida, uno dei pochi Stati dove vige ancora la sedia elettrica, è stata accompagnata da altre due esecuzioni, una nel Texas e una nell'Oklahoma. Nel Texas, Tyrone Fuller, soprannominato «il male», ha ricevuto un'iniezione letale. Fuller aveva stuprato e assassinato una donna, Andrea Duke, nell'88: entrato nella sua casa per svaligiarla, e sorpreso da lei, l'aveva frustata con un filo elettrico, violentata, e colpita con 44 coltellate. Il suo delitto era stato attribuito a un altro, finché la prova del Dna, il codice genetico, non lo aveva incastrato.
Nell'Oklahoma è stato invece giustiziato, sempre con una iniezione letale, Norman Newsted, che nell'84 aveva ucciso un tassita per derubarlo. I tre assassini erano stati rinchiusi nei bracci della morte dal momento della condanna, ma avevano ritardato l'esecuzione con una serie di ricorsi.
L'altro ieri la giustizia americana aveva regolato i conti con un quarto condannato, Gary Heidnik, in Pennsylvania. Nell'88, Heidnik assassinò due delle sei donne che teneva incatenate in cantina come «schiave del sesso», Deborah Dudley di 23 anni e Sandra Lindsay di 24. Fu scoperto quando una delle altre «schiave» riuscì a fuggire e dette l'allarme alla polizia. E' stato giustiziato nonostante i gravi dubbi sulla sua sanità mentale. Per la Pennsylvania, si è trattato solo della seconda esecuzione dal '62. A lungo contrario alla pena di morte, lo Stato si è convertito al maistream nel '95. Ma le polemiche sull'infermità mentale di Heidnik e la fine insanguinata di Allen Davis lo hanno scosso profondamente, a differenza della Florida, che figura al secondo posto nelle esecuzioni, e del Texas, che figura al primo.
Corriere della Sera
- Venerdì, 9 Luglio 1999
|